Centro Minerario di Val Imperina

Agordino Dolomiti

 

Centro Minerario di Valle Imperina

Alla scoperta del polo minerario più importante delle Dolomiti

 

Val Imperina

 

Per secoli, le Miniere di Val Imperina sono state, sia direttamente che con l’indotto, la principale fonte di reddito per gli abitanti della Conca Agordina ed il principale polo di approvvigionamento di rame per la Repubblica Serenissima di Venezia. Il vincolo tra gli Agordini e le miniere di Val Imperina era così forte che ancora oggi molti scorci, abitati, sentieri ed addirittura la parlata della Conca Agordina ancora trasudano reminescenze legate alla febbre mineraria che caratterizzò per secoli la zona; inoltre una scuola mineraria tra le più importanti al mondo ha sede ancora oggi in questa valle delle Dolomiti. A distanza di più di mezzo secolo dalla chiusura del centro, questa zona archeo-industriale della Conca Agordina vive finalmente una seconda giovinezza grazie ad un oculato recupero finalizzato alla fruizione turistica e culturale. Se siete appassionati di storia mineraria, di cultura o dell’Agordino e delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO, una visita alle Miniere di Valle Imperina è un’esperienza assolutamente consigliata, adatta a tutta la famiglia e molto, molto interessante.

 

 

ATTENZIONE!

 

Sono in corso i lavori di completamento delle strutture turistiche!

Buona parte dei lavori sono finalmente completi!

 

Per tutte le informazioni aggiornate: Ufficio Turistico di Agordo, +39 0437 62105 – ufficio turistico@agordo.net

 

Val Imperina

Valle Imperina

 

Le Miniere di Val Imperina

Un tuffo nel più importante reperto archeo-industriale della Conca Agordina

 

Meravlgiosa attrazione per tutta la famiglia, Il Centro Minerario di Valle Imperina è una meta facilmente raggiungibile ed al contempo ricca di tantissime cose interessanti da vedere e da fare. Vi si accede comodamente dalla Strada Regionale 203 presso l’apposito parcheggio, o da Ponte Alto (Rivamonte Agordino) tramite l’apposita strada (al momento non agibile a causa di lavori). In attesa della completa messa in funzione dell’area (prevista per il 2020), il Centro Minerario offre al visitatore:

  • l’antico villaggio minerario a fondovalle: buona parte delle costruzioni originali del nucleo del Centro Minerario sono state riparate e messe in sicurezza negli ultimi decenni;

  • il complesso dei Forni Fusori: questo edificio molto interessante è visitabile durante gli orari di apertura anche con un eccellente servizio di guida turistica; il complesso dei forni fusori di Val Imperina è attrezzato inoltre con una sala audiovisivi, interessanti approfondimenti dedicati all’attività estrattiva ed alla produzione del carbone per alimentare i forni e una piccola rivendita di libri, DVD e materiale informativo sulle miniere di Valle Imperina;

  • alcuni edifici lungo il torrente Imperina: seguendo il sentiero che risale la Val Imperina si possono ammirare alcune costruzioni come il Pozzo Capitale, la ricostruzione di una Rosta di Torrefazione e l’imbocco ad alcuni tunnel minerari;

  • i Sentieri Tematici del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi: alla Valle Imperina è dedicato il sentiero tematico “La Montagna Dimenticata” che ripercorre le antiche vie utilizzate quotidianamente dai lavoratori della Conca Agordina diretti al lavoro al Centro Minerario; nel centro o nei dintorni del centro si snodano altri meravigliosi sentieri storici (come la Via degli Ospizi), adeguatamente segnalati.

Saranno presto ripristinati e aperti al pubblico, ovvero:

  • l’Ostello della Gioventù e l’ex Sede CRAL all’ingresso del centro minerario;

  • il Centro Visitatori, danneggiato da Vaia: collocato in fondo al sito minerario in direzione di Belluno, il Centro Visitatori offre una ricca esposizione dedicata alla vita in miniera, all’inquinamento prodotto dalla miniera, alla produzione del carbone; sono presenti inoltre parti dell’esposizione dedicate alle lavorazioni alternative alla miniera (ad esempio ai conthe e careghete) ed alle tradizioni locali (el Om Selvareck). Qui si possono acquistare inoltre libri, DVD, souvenir e materiale informativo sulle Miniere di Val Imperina e sul Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi;

  • le gallerie Santa Barbara e Magni;

  • l’accesso principale all’area mineraria presso il Pozzo Capitale.

I lavori di completamento delle opere turistiche dovrebbero terminare a breve – Maggiori informazioni ai contatti dell’Ufficio Turistico di Agordo.

Miniere di Valle Imperina

 

Le origini

La Ricchezza nel sottosuolo Agordino

 

La Val Imperina è una valle delle Dolomiti Patrimonio Naturale dell’Umanità UNESCO situata in territorio agordino (Povincia di Belluno, Regione Veneto), per la maggior parte nel Comune di Rivamonte Agordino. Geologicamente, la Valle Imperina che si sviluppa lungo la cosiddetta “Linea della Valsugana“, una faglia inversa che ha genesi in Provincia di Trento e che raggiunge il Cadore attraversando passando anche per l’Agordino. In questi luoghi, il lavoro della faglia ha condensato i metalli presenti nel sottosuolo in grandi giacimenti (con il fenomeno noto oggi come “black smokers”), giacimenti sfruttati dall’uomo da tempi immemori.

 

Proprio la grande disponibilità di rame del territorio sembra contraddire quanto si sarebbe portati a pensare di queste valli strozzate tra le imponenti moli delle Dolomiti in un’epoca in cui il turismo era una pratica pressoché sconosciuta, ovvero che in Conca Agordina si vivesse quasi esclusivamente di sussistenza almeno fino al XVI secolo. La disponibilità economica derivata dal commercio del rame e bronzo sarebbe stata invece notevole, considerando che il valore del bronzo era, nei primi secoli Dopo Cristo, molto vicino a quello dell’oro negli scambi economici. Non si parla quindi di uomini delle caverne o di popolazioni barbariche, ma di popolazioni romane ricche e benestanti.

La prima attestazione storica ufficiale che ci parla delle Miniere della Valle Imperina è datata 1411, anche se gli storici moderni sono ormai quasi tutti portati a pensare che fossero attive già alcuni secoli prima di questa data. Esami più approfonditi per accertare attestazioni precedenti sono condotti in questo momento e seguite da gruppi ed associazioni di appassionati locali.

L’ipotesi di un utilizzo romano dei giacimenti di Valle Imperina è però supportata anche da calcoli empirici ad opera di alcuni Periti minerari Agordini e basati sui tempi di scavo a mano con gli strumenti dell’epoca e sulla mappatura che nel 1411 (cioè dall’acquisizione delle miniere da parte della Repubblica Serenissima di Venezia) viene fatta dei tunnel minerari. La data stimata di inizio degli scavi nella Valle Imperina si può quindi posizionare almeno attorno alla metà del VI secolo d.C., tesi forse avvalorata da numerosi ritrovamenti di monili di rame e bronzo nelle tombe tardo-latine della Conca Agordina. Gli esiti degli esami sapranno presto dipanare i dubbi che ancora ci poniamo sulle miniere di Valle Imperina.

 

Valle ImperinaVal Imperina

Val Imperina

Val Imperina

 

La Serenissima e la Famiglia Crotta

 

Con l’acquisizione delle miniere da parte della Serenissima (1411) inizia una fase di sfruttamento più strutturato e scientifico rispetto alle epoche precedenti. Venezia comprende immediatamente l’importanza di Val Imperina (che arriverà, ad un certo punto, a saturare 3/5 del fabbisogno dello Stato di rame), ma sa poco o niente di miniere. Così accade che si vede costretta a prendere ispirazione dagli Stati del Sacro Romano Impero, i quali già avevano sviluppato una cultura ed una scienza mineraria evoluta. Vengono contestualmente chiamati in Agordino tecnici minerari e minatori specializzati dal Sacro Romano Impero (prevalentemente dalla Boemia), del cui arrivo ci sono ancora numerosissime tracce nei cognomi, nei termini strettamente legati all’attività mineraria e nei dialetti della Conca Agordina.

 

L’estrazione mineraria raggiunse il suo apice tra il XVII ed il XVIII Secolo con la gestione della Famiglia Crotta di Lecco, ai quali Venezia aveva appaltato le miniere di Valle Imperina. L’acquisto della concessione minieraria della Valle Imperina fu attuato dal capostipite della famiglia, Francesco Crotta, nel 1615, grazie ai suoi rapporti privilegiati con la Repubblica Veneziana. Sempre grazie sempre ai suoi contatti ed alle sue conoscenze a Venezia, Francesco riuscì a vincere anche l’annosa battaglia per il monopolio del legname dell’Agordino (utilizzato al tempo per la produzione del carbone di legna per alimentare i forni fusori), ottenendone l’esclusività; Francesco vinse il contenzioso con altri possessori delle miniere in Agordino (celebre quello con il proprietario della miniera di Col in Val di San Lucano) e sentenziò in breve tempo la chiusura di buona parte dei 10 forni fusori della zona. La fortuna di Francesco rispetto a quella dei suoi predecessori fu sancita, oltre che dal gradimento della sua persona in ambiente politico, anche da un’importante contingenza storica: l’arrivo in valle della polvere da sparo, mezzo che permetteva di risparmiare i tempi biblici dello scavo a mano. In questo periodo, le Miniere di Val Imperina erano talmente fruttuose da saturare più della metà del fabbisogno di rame di Venezia e da diventando uno dei bacini minerari più importanti d’Europa. Di quest’epoca si ricorda inoltre il delitto che vide coinvolti i due figli di Francesco: uno dei due fratelli ordì l’omicidio dell’altro per questioni legate ai possedimenti di famiglia.

 

Val ImperinaVal Imperina

Val Imperina

 Val Imperina

 

Il declino delle Miniere di Val Imperina

 

Le miniere passarono nel XIX Secolo dalle mani della Famiglia Crotta a quelle della Famiglia Manzoni; i nuovi appaltatori si insediarono come i predecessori nella Villa Veneta sita nel centro di Agordo.

 

Il declino del Centro Minerario di Val Imperina cominciò dalla fine del XVIII Secolo e si protrasse per tutto l’800; iniziò col crepuscolo e la fine della Repubblica di Venezia e proseguì con la battaglia dei prezzi contro il più economico rame americano. La produzione tuttavia continuò per buona parte del XX Secolo con l’acquisizione del complesso da parte della ditta Montecatini (poi Montedison) e la produzione di acido solforico tramite l’estrazione e la lavorazione della pirite. L’industrializzazione e la modernizzazione del sito minerario richiese grossi investimenti e la costruzione di impianti idroelettrici ed addirittura di una linea ferroviaria privata (la vecchia locomotiva è esposta sulla SR 203 all’altezza del parcheggio di accesso al Centro Minerario).

A dare il colpo di grazia ad un settore già in crisi fu, oltre alle restrizioni della produzione italiana di materie prime dovute al Piano Marshall, un incidente mortale nel 1963 e la tremenda Alluvione del 1966 che sferzò l’Agordino e lo Zoldano distruggendo gli insediamenti mettallurgici situati in prossimità dei corsi d’acqua (oltre naturalmente ad un’infinità di edifici civili, strade, ponti, linee elettriche e telefoniche e a diverse vite umane). Il Centro Minerario, abbandonato e semi distrutto, divenne negli istanti successivi all’alluvione una fonte di materiale da ricostruzione per la popolazione agordina, che si portò via quanto potè per resistere al difficile momento.

 

Miniere Val ImperinaValle Imperina

Val Imperina

 

Una risorsa culturale e turistica: la rinascita di Val Imperina

 

Dopo circa un ventennio di totale abbandono, l’area delle Miniere di Valle Imperina rischiò per un attimo di essere convertita in discarica (1982); fu solo l’accorato appello di pochi intellettuali ed appassionati a salvare questo importantissimo patrimonio storico e culturale della distruzione più completa. Il Centro Minerario venne così acquistato nel 1989 dal Comune di Rivamonte Agordino, poi incluso parzialmente nell’area del neonato Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi. Contestualmente, iniziò il difficile recupero dei locali del Centro Minerario, un ingente investimento che ha permesso la riapertura o la prossima riapertura di molti edifici (Forni Fusori, Centrale Elettrica, Ostello della Gioventù, Pozzo Capitale, Galleria Magni, Complesso delle Stalle, Sede CRAL, Galleria Santa Barbara, ecc.). L’alluvione Vaia del 2018 ha purtroppo fatto slittare l’apertura di qualche mese, portandosi via la strada d’accesso da Ponte Alto e seminando distruzione anche in alcuni fabbricati appena ristrutturati. I lavori però proseguono senza sosta e riporteranno presto il centro in piena funzionalità.

Il territorio del Centro minerario di Valle Imperina è inoltre attraversato da splendidi sentieri storico-culturali che ricalcano quelli utilizzati dagli antichi lavoratori e le vie di trasporto del metallo ed inseriti nel contesto del Parco Nazionale delle Dolomiti Bellunesi.

 

Val Imperina

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Centro Minerario Val ImperinaMiniere Val Imperina

 

I lavori di completamento delle opere turistiche dovrebbero terminare a breve – Stay tuned!

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