Carbonai & Poiàt in Agordino

Carbonai & Poiàt

Agordino Dolomiti

 

 

In diverse sezioni di questo blog abbiamo già parlato della storia mineraria del territorio Agordino (clicca qui) e dell’importanza che la stessa ha ricoperto per l’economia, la società e la cultura agordina dagli albori della sua storia almeno fino agli Anni ’60 del XX Secolo.

 

Interessante anche a livello turistico, visto il recupero, gli investimenti operati e l’implementazione di strutture storiche ancora presenti o ricostruzioni delle stesse, è però il mondo legato all’indotto minerario, ovvero a tutta l’industria che gravitava attorno all’estrazione, alla lavorazione ed al trasporto dei metalli dal territorio agordino verso Venezia o verso il Tirolo.

In questa sezione parleremo brevemente del mestiere del carbonaio riferendoci ad attrazioni turistiche del territorio a disposizione dei visitatori del Cuore delle Dolomiti. Proponiamo ovviamente solo un breve sunto della questione per la mera fruizione turistica, rimandando il lettore curioso alla ricca bibliografia disponibile sull’argomento.

 

La produzione di carbone in Agordino

 

Con la creazione dei primi complessi metallurgici in territorio agordino si accrebbe la domanda di combustibile, utilizzato nell’alimentare i grandi altiforni. Il carbone di legna forniva un’ottima risorsa in tal senso, ed era, almeno virtualmente (vedremo sotto), relativamente facile da procurarsi vista l’abbondanza di foreste che rivestono il territorio agordino.

Il carbone di legna veniva prodotto con una tecnica semplice ma efficace: il poiàt (a volte reso graficamente come pojàt). In soldoni, dopo aver provveduto al taglio della legna, i tronchi di legno ad alto rendimento energetico (come ad esempio il faggio) venivano aperti in spicchi e disposti in pila a forma di capanna. Si provvedeva quindi alla copertura del legno con un abbondante strato di terreno argilloso e si procedeva quindi dando fuoco alla catasta così sotterrata. Il fuoco veniva fatto ardere per diverse ore (a volte giorni), bruciando lentamente soffocato dalla copertura. Si provvedeva quindi alla rimozione della terra ed alla raccolta del carbone ottenuto.

Fatti storici rilevanti relativi alla produzione del carbone

 

In epoca moderna, erano operativi simultaneamente in Agordino una decina di complessi industriali per la lavorazione dei metalli. Serviva quindi molto carbone per alimentare questi impianti, e le implicazioni a livello politico erano pertanto notevoli.

In primo luogo, le foreste erano comprese fra i fondovalle e le cime delle Dolomiti; le superfici boschive quindi, seppur abbondanti, erano comunque risorse limitate in un territorio montano come il Cuore delle Dolomiti. In secondo luogo, non tutte le foreste erano sfruttabili: talune erano di pertinenza del signorotto o del vescovo locale, ed erano quindi inutilizzabili per la produzione di legname e carbone; le altre appartenevano alle Regole che utilizzavano il legno anche per le costruzioni e le opere pubbliche. Ciò che rimaneva doveva alimentare molti forni fusori, e non erano rare le dispute e le tensioni tra i diversi imprenditori per lo sfruttamento dei boschi agordini (si pensi ad esempio alla Val d’Angheràz, enclave del Comune di Agordo in territorio di Taibon Agordino).

La scarsezza di carbone sentenziò quindi la chiusura dapprima dei piccoli impianti; ma anche i complessi più grandi dovettero adattarsi alla situazione: il forno fusore tirolese ospitato presso il Castello di Andraz fu spostato sul Passo Valparola, dove era più facile far arrivare legno prodotto in Val Badia; la Serenissima Repubblica di Venezia inoltre, per sostenere l’impresa Crotta presso il centro di Val Imperina, decretò che lo sfruttamento del legname agordino era destinato solo a questo complesso, facendo chiudere quello di Taibon Agordino. Seguirono sfortunati eventi, come l’alluvione di Canale d’Agordo che distrusse l’impianto locale.

I carbonai agordini oggi: cultura e turismo

 

Il mestiere del carbonaio fu largamente praticato in Agordino per secoli interi; nelle foreste adibite al taglio del legname ed alla produzione del carbone sono talvolta ancora visibili i segni dell’antica occupazione, come nella succitata Val d’Angheraz.

Spiegazioni e reperti relativi alla costruzione dei poiàt sono disponibili in diversi siti museali agordini (es: Forni Fusori di Val Imperina, ma anche lo splendido Museo del Ferro e del Chiodo nella vicina Val di Zoldo). Le tecniche, i materiali ed il procedimento è ampiamente trattato anche in opere letterarie dedicate. Infine, non sono rare le rappresentazioni di produzione del carbone con il metodo del pojàt durante eventi e manifestazioni agordine.

 

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