La Caza Selvarega | Leggende Agordine

La Caza Selvargea

Leggenda della Conca Agordina

 

 

La Caza Selvarega è una storia che oggi potremmo definire horror molto popolare in Conca Agordina, Cuore delle Dolomiti.

Secondo la leggenda nella sua versione agordina, un uomo stava attraversando di notte una selva buia e fitta. D’improvviso, l’uomo sentì in lontananza un rumore che andava avvicinandosi. Mano a mano che il rumore si faceva più prossimo, l’uomo si accorse che si trattava in realtà di un’accozzaglia di suoni spaventosi ed infernali: un latrare mostruoso di segugi; il tintinnare incessante di campanelli; lamenti e urla spaventose che ricordavano vagamente voci umane, mostruosamente deformate. Il corteo procedeva nella selva a grande velocità e gli si stava per parare contro.

Prima di essere investito dalla misteriosa e terrificante processione, l’uomo ebbe l’accortezza di trovare rifugio in un fienile, senza avere il coraggio di spiare il diabolico assembramento che sfilava chiassoso e inumano fuori dall’edificio. Nessuno ha mai compreso in cosa consistesse la Caza Selvarega; le dicerie popolari affermano che si tratti di quelle anime dannate di cacciatori che abbiano trascurato i loro doveri religiosi durante la domenica e le feste comandate per dedicarsi all’attività venatoria.

Secondo un’altra versione, un uomo che si imbatté nel corteo della Caza Selvarega fu tanto sprovveduto da fischiare ai segugi perché si calmassero; accortosi dell’errore e fuggito verso casa, avrebbe trovato ad accoglierlo sull’uscio di casa una macabra scoperta: una gamba umana, mozzata, era stata appesa sulla sua porta. In preda alla disperazione, l’uomo si sarebbe rifugiato dal prete, il quale gli avrebbe intimato di riportare immediatamente l’arto mozzato sul luogo in cui egli aveva richiamato i segugi. Dopo aver ubbidito alle indicazioni del sacerdote, l’uomo si sarebbe ben badato dall’intromettersi ancora in queste faccende per il resto della sua vita.

La leggenda nasconde forse un retaggio più profondo della mera morale dell’osservanza delle feste religiose. Leggendola, si colgono forse echi della più celebre Danza Macabra, un topos medioevale spesso correlato alla Grande Peste del ‘300 che tutti conosciamo bene, resa celebre da opere artistiche, da una voluminosa letteratura e da sinfonie musicali.

 

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