El Mazarol | Leggenda Agordina

El Mazarol

Leggenda della Conca Agordina

 

 

El Mazarol [pronunciato “Mathar’ol” con th fricativa dentale] è una figura leggendaria della tradizione fantastica Agordina e dell’Alta Valbelluna, dove è molto popolare anche ai giorni nostri. Viene descritto come un folletto piccolo e maligno, solitario e riservato ma anche dispettoso, vestito di rosso, con cappello e scarpe a punta (“Zopèle”) e un ghigno malefico sul viso. Stando alla leggenda, il Mazarol aveva un unico, misterioso potere magico: chiunque calpestava le sue impronte veniva trasportato di forza nel suo nascondiglio, dove diveniva servo della creatura. Viveva, stando alla versione rivamontese, a Pian dei Mali.

La leggenda che lo riguarda è molto curiosa e, da Agordini cresciuti ascoltandola, anche piuttosto inquietante.

Si racconta che una giovanissima ragazza ebbe la sfortuna di calpestare casualmente una delle impronte del Mazarol e venne pertanto imprigionata dall’incantesimo del folletto. Questi la trattava con molta indifferenza e la teneva prigioniera della sua abitazione, relegandola a svolgere tutte le faccende domestiche, come ad esempio pulire la casa e curare la sua stalla.

Nel corso della sua prigionia, la ragazza ebbe modo di trascorrere diverso tempo col Mazarol, che seppur meschino con lei, le insegnò diverse cose che al tempo erano sconosciute agli abitanti delle Dolomiti. Ad esempio, la ragazza ebbe modo di osservare come il folletto lasciasse riposare il latte munto e scremandone la crosta che si formava in superficie, lavorandola poi in un secondo momento per produrre il burro, un prodotto alimentare che gli uomini non conoscevano.

Guadagnando lentamente la fiducia del Mazarol, la giovane notò che il folletto la lasciava sempre più spesso libera di girare per l’abitazione, mentre lui si dedicava alle sue occupazioni. Finché un giorno trovò la porta della casa del folletto aperta e riuscì a fuggire sfruttando questa disattenzione del suo carceriere. Venne inseguita a lungo dall’essere, ma riuscì tuttavia a fare ritorno a casa.

Rientrata nel proprio villaggio, la ragazza avrebbe poi insegnato a tutta la sua comunità a produrre il burro, come il folletto aveva fatto con lei.

 

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