History of the Agordino

In passato, convinzione comune era che l’Agordino fosse stato colonizzato ed abitato stabilmente solo in tempi relativamente recenti e che il culmine dell’evoluzione demografica si fosse raggiunto solo con l’importazione della patata e del mais dalle Americhe, quindi a partire dal XVI Secolo; invece, a partire dal XX Secolo, una serie di straordinari ritrovamenti archeologici di notevole rilevanza ha gettato una nuova luce su questo territorio dolomitico e suoi suoi abitanti, permettendo di delineare uno scenario parzialmente differente da quanto prima ipotizzato. In questa sezione presentiamo un breve riassunto, a grandi linee, delle fasi più importanti relative allo sviluppo dell’Agordino; si tratta quindi di uno schema di massima da utilizzare solo per meglio comprendere i differenti aspetti socio-culturali ancora riscontrabili nei 16 Comuni dell’Agordino.

Fase Preromana e Romana [? – 923 d.C.]

Tra i più antichi reperti e tra le testimonianze storiche più rilevanti rinvenuti in Agordino si annoverano le celebri incisioni sul Monte Civetta notate per la prima volta dal famoso alpinista e scrittore Domenico Rudatis (1898 – 1994); si tratta di tre iscrizioni confinarie del periodo romano, collocate in linea retta su una distanza di 6 chilometri, che sancivano la frontiera tra le antiche province romane di Bellunum (Belluno) e di Iulium Carnicum (Zuglio Carnico); le iscrizioni sono state datate indicativamente tra il II ed il III Secolo d.C., quindi in piena epoca imperiale romana. Un’altra preziosa testimonianza del remoto passato dell’Agordino è costituita dalla Stele del Monte Pore, un reperto misterioso, di probabile funzione funeraria, che presenta iscrizioni in lingua venetica rinvenuta nel territorio di Colle Santa Lucia nel 1866; la stele, di manifattura paleoveneta, è attribuibile all’Età del Ferro; il significato delle incisioni che riporta rimane ancora oggi un mistero. Copie e calchi di entrambi i reperti sono a disposizione dei visitatori del Museo Civico della Val Fiorentina “Vittorino Cazzetta” a Selva di Cadore. Malgrado la presenza in territorio Agorino di questi antichi ed interessanti reperti, il fatto non è sufficiente ad affermare che questa zona delle Dolomiti fosse abitato stabilmente in epoca antica; le prime tracce di insediamenti stanziali si riscontrano solo a partire dall’Alto Medioevo.

Al periodo inculso tra il VI ed il VII Secolo d.C. appartengono le sepolture rinvenute nella Conca Agordina a partire dalla fine dell’800 assieme a fibule ed armille di bronzo, collane, vasellame; molti di questi reperti, collezionati dalla pregevole opera di Don Ferdinando Tamis, sono ammirabili nella nuova sezione paleontologica del Museo dell’Istituto Minerario di Agordo. La presenza di bronzo nelle tombe altomedievali agordine, dato l’alto valore del metallo nel periodo, ha rivoluzionato le teorie sulla storia passata dell’Agordino; è probabile infatti che non solo in questo periodo l’Agordino fosse abitato stanzialmente, data la presenza delle sepolture, ma che addirittura le popolazioni che vi abitassero fossero notevolmente più facoltose di quanto si ritenesse fino a poco tempo fa; da documenti storici dello stesso periodo si evince infatti che il valore del bronzo veniva spesso equiparato a quello dell’oro negli scambi commerciali. Oltre che per l’attività estrattiva del rame e di altri metalli, l’Agordino potrebbe aver sviluppato già in quel periodo una fiorente economia a motivo della sua posizione strategica sulle rotte commerciali per l’Europa.

Fase Antica [923-1404]

La prima attestazione storica in forma scritta sull’Agordino è il celebre Diploma di Berengario datato 923 d.C., un documento con il quale il sovrano della casata degli Unrochingi Berengario I del Friuli (all’epoca Re d’Italia ed Imperatore dei Romani ed uno dei più facoltosi feudatari d’Italia) concedeva al Vescovado di Belluno le decime delle zona del Cadore e dell’Agordino; si tratta quindi di un documento di straordinaria importanza storica poichè, per la prima volta nella storia, si subordina l’Agordino al diretto controllo di Belluno, creando un’assetto istituzionale che perdurerà per oltre un millennio, fino ai giorni nostri.

Questi privilegi furono confermati poi al Vescovo di Belluno da Papa Lucio III nel 1185; interessante è notare come nel documento di Lucio III sono presenti, riguardo i territori Agordini, i termini “arimaniis”, “villi” e “curtis”; il primo, “arimanna” [dal termine protogermanico “Herr” + “Mann”, ovvero “uomini in armi”, quindi “uomini liberi che potevano portare armi“], fa riferimento ad una tassa pagata dagli uomini liberi al sovrano in epoca feudale; il termine è di chiara origine longobarda, e testimonia quindi la presenza dei Longobardi nel territorio Agordino. La seconda voce, le “ville”, si riferisce invece agli antichi abitati o conglomerati di case raccolte attorno ad una “curtis” (casa padronale); sono “Ville” ancora oggi ad esempio Toccol e Parch ad Agordo, i quartieri di La Valle Agordina e gli abitati di Selva di Cadore, definite ancora così dopo più di 1000 anni. IL documento di Lucio III ci rivela dunque:

– che in Agordino nel XII Secolo ci sono esponenti dell’etnia longobarda;
– che in Agordino nel XII Secolo ci sono già i rudimenti per la formazione del sistema governativo comunitario delle “Regole”;
– che in Agordino nel XII Secolo ci sono, assieme ai rudimenti del sistema delle Regole, anche nobili famiglie che vivono nelle “curtis”.

NB: I tre termini in oggetto si riferiscono ai territori di proprietà “pubblica” della comunità, perchè, è bene ricordarlo, al tempo esistevano anche proprietà private, a beneficio esclusivo di una casta o di un gruppo sociale, come ad esempio dei Vescovi; si trattava in questi casi di veri e propri latifondi che venivano coltivati da coloni o servi, personale obbligato a cedere gran parte dei frutti del proprio lavoro ai proprietari del terreno e che quindi non beneficiavano degli stessi diritti degli uomini liberi, i quali cedevano solo le decime alla chiesa e le tasse all’imperatore.

Le ville e la corte costituiscono il nucleo originale delle antiche Regole dell’Agordino, ovvero di unioni di uomini liberi regolate da consuetudini non scritte, le cosiddette “Usum nostrum agordinorum“.

Le cronache agordine riprendono dall’anno 1224, quando si verificò un episodio degno di nota; il malcontento e le tensioni decentratrici che da tempo si andavano accumulando tra la città di Belluno, centro istituzionale e politico, e le zone ad esso sottoposte (soprattutto Agordino e Zoldano) sfociarono in una rivolta generale allorchè giunse la richiesta di versare una nuova imposta straordinaria; fortunatamente, benchè i presupposti facessero pensare il contrario, non fu sparsa neanche una goccia di sangue grazie alla mediazione di Gabriele III da Camino, nobile trevigiano chiamato a mediare sulla questione. In cambio dei due rappresentanti, uno per l’Agordino ed uno per lo Zoldano, in seno al consiglio della città di Belluno, la rivolta si placò e le tensioni scemarono; l’Agordino guadagna quindi nel 1224 una rappresentanza che garantisce un potere politico prima non riconosciuto.

Un altro momento di grande interesse storico si ebbe a partire dal 1321 con la dominazione dell’Agordino da parte della famiglia degli Avoscani, alleati di Cane della Scala (Can Francesco della Scala detto Cangrande I, signore di Verona) che nel frattempo aveva occupato la città di Feltre. La famiglia Avoscano, per mezzo dell’esponente di spicco della casata, Guadagnino Avoscano, riuscì in brevissimo tempo a costruire un piccolo regno in Agordino anche grazie all’appoggio della casata degli scaligeri ed ad una spietata sete di potere e mancanza di scrupoli; Guadagnino, avanzando sbaragliando gli oppositori, ed arrivò addirittura ad impossessarsi anche del Castello di Andraz, quindi di una roccaforte situata in pieno territorio tirolese, ed a sottomettere la famiglia Sommariva che regnava sulla media Val Cordvole (il castello dei Sommariva sarà sommerso dalla formazione del Lago di Alleghe nel 1771). Guadagnino si distinse per una grande determinazione e per l’estrema ferocia delle sue gesta; con l’assassinio del Podestà di Belluno nel 1349 si meritò le ire dell’Imperatore Carlo IV che, alla fine, lo privò del suo feudo in Agordino; con questa punizine ebbe inizio il declino della casata di Guadagnino. Del Castello degli Avoscani, situato nella località che ancora oggi porta il loro nome (Avoscan nel Comune di San Tomaso Agordino) non resta che il ricordo nelle cronache.

Parallelamente allo sviluppo delle Regole Agordine, troviamo ad Agordo la contrapposizione a quest’organo da parte del Consiglio d’Agort, un’istituzione che raggruppava gli esponenti di 2 famiglie nobiliari locali di origine longobarda, i Della Valle e i Da Voltago; questa contrapposizione era lo specchio della contrapposizione etnica, societaria ed economica tra le popolazioni locali riunite nelle Regole e gli antichi invasori, i Longobardi, delle famiglie nobili agordine; la presenza longobarda era così forte in Agordino che le popolazioni ladine confinanti definivano gli Agordini “Lomberds” (“Lombardi” e quindi “Longobardi”).

Fase Veneziana [1404-1797]

Al principio di questa fase storica, il territorio Agordino attuale risulta così suddiviso:

1) Sindacato Generale delle Regole del Capitaniato di Agordo

Il Sindacato Generale delle Regole del Capitaniato di Agordo Ë l’unione delle Regole Agordine sottoposte all’amministrazione di Belluno, che nominava un Capitano per governare il territorio. Le Regole Agordine erano divise in due blocchi dalla localit‡ di Listolade, anche detta la “Chiusa di Listolade”.

a) Regole di Sottochiusa: zona corrispondente a grandi linee alla Conca Agordina, si estendeva dalla localit‡ La Muda a Listolade e comprendeva 12 Regole:

– Grande Regola di Agordo
– Regola di Parech
– Regola di Tocol
– Regola di Taibon
– Regola di Forno di Val
– Regola di Listolade
– Regola di La Val
– Regola di Riva
– Regola di Frasenech
– Regola di Oltach
– Regola di Tiser
– Regola di Gosaldo

b) Regole di Soprachiusa: zona corrispondente a grandi linee alla zona che si estende da Cencenighe ai passi Valles e San Pellegrino in Val Biois e da Cencenighe ad Alleghe in Val Cordevole e comprendeva 10 Regole:

– Regola di Cencenighe
– Regola di San Tomaso
– Regola di Alleghe
– Regola di Calloneghe
– Regola di Vallada
– Regola di Fregona e Carfon
– Regola di Sappade e Caviola
– Regola di Forno de Canal
– Regola di Falcade
– Regola di Pittigogn (o Peteguno)

oltre alle Regole, ad Agordo governava anche il Consiglio d’Agort formato dai nobili locali di origine longobarda, spesso in aperta contrapposizione alle Regole.

2) La Magnifica Comunità della Rocca

Al Comune di Rocca Pietore corrispondeva nel periodo di dominazione della Serenissima Repubblica di Venezia nel Basso Agordino il territorio della Magnifica Comunità della Rocca, una zona franca autogestita ed indipendente dal punto di vista dell’Estimo e dell’amministrazione della giustizia, ma formalmente fedele a Venezia; di questa forma di autogoverno conosciamo poco a causa di un terribile incendio che all’inizio del XIX Secolo distrusse gli archivi storici del Comune.

3) Regole Cadorine

Alle Regole del Cadore apparteneva Selva di Cadore (che porta ancora nel nome l’antica appartenenza a questa sfera d’influenza) e Caprile, dotato però di statuti particolari;

4) Tirolo

Al Tirolo appartenevano i Comuni Agordini di Livinallongo e Colle Santa Lucia, 2 dei 18 Comuni della cosiddetta “Ladinia“, una zona a minoranza linguistica soggetta all’autorità tirolese in cui si parlava il Ladino, ovvero un dialetto costruito su base italiana (da “latino”, quindi “parlante di una lingua neo-latina).

Questo periodo di quasi 4 secoli è caratterizzato da una relativa pace e stabilità, nonchè di grossi e fiorenti (non sempre per gli Agordini) scambi commerciali tra Venezia ed il Tirolo; la pace è incrinata solo a tratti da qualche disputa sui confini tra una Regola e l’altra e su questioni di tassazione ed estimo tra le Regole e il Consiglio d’Agort.

Fase Napoleonica [1797-1813]

La situazione politica così formata e mantenuta per secoli venne stravolta, come per moltissime aree d’Italia e d’Eurpoa, dal celebre Trattato di Campoformio del 17 Ottobre 1979 con il quale si sanciva la fine delle autonomie locali e l’assoggettamento d’Europa al grande piano di Napoleone Bonaparte; alla guida dell’Agordino venne posto l’austriaco Barone di Condor agli ordini diretti del Conte Oliviero Wallis. Al fatto già di per sè umiliante di vedere ridotta la propria autonomia per opera dell’ingerenza di sovrani stranieri si aggiunse l’amaro voltafaccia delle famiglie nobili agordine che dichiararono completa fedeltà al nuovo ordine delle cose; tra questi anche i Crotta di Agordo, che dovevano la propria fortuna soprattutto al trattamento di favore a loro riservato dalla Repubblica di Venezia nei secoli precedenti. La situazione si fece così tesa da sfociare in una rivolta popolare massicciamente partecipata con sede ad Agordo: la “Sommossa dei Villici” del 1800. Si trattò di un movimento di ribellione alla tirannia austriaca con la partecipazione di quasi tutte le Regole Agordine (ad esclusione di Gosaldo, Frassenè e Voltago, rimaste neutrali) i cui portavoce furono l’oste Labaro Andriolo e Fiorino Bertoldi. Com’è logico aspettarsi dal periodo storico e da una simile situazione, la ribellione fu repressa nel sangue e sedata nell’arco di tre tragici mesi. Analoghe situazioni si ebbero in Tirolo con la rivolta tirolese il cui simbolo è l’eroina di Livinallongo Katharina Lanz.
Con l’anno 1805 i francesi imposero un nuovo ordine politico sul territorio, stavolta intaccando anche la secolare autonomia di Rocca Pietore; le Regole vennero soppresse dall’editto di Napoleone del 1806 e sostituiti dai Comuni; nel 1807 si giunse alla costituzione del Dipartimento della Piave, una zona corrispondente a grandi linee all’attuale Provincia di Belluno ma senza i territori tirolesi di Cortina d’Ampezzo, Livinallongo e Colle Santa Lucia; l’Agordino fu riformato invece nel Cantone di Agordo.

Cantone di Agordo:

– Agordo
– Riva
– Gosaldo (Tiser e Gosaldo)
– Voltago (FrassenË e Voltago)
– Taibon (Toccol, Parech, Taibon, Peden, Forno de Val e Listolade)
– Cencenighe (Cencenighe e San Tomaso)
– Alleghe
– Calloneghe
– Rocca (Rocca, Sottoguda e Laste)
– Canal (Forno de Canal, Pittigogn, Fregona e Carfon)
– Vallada
– Sapade (Sapade, Caviola e Falcade)

Per un totale di 13.000 abitanti sparsi uniformemente sul territorio, anche a motivo dell’economia prevalentemente rurale che non permetteva conglomerati urbani troppo estesi.

Fase Austriaca [1813-1866]

Con la progressiva disgregazione dell’Impero Napoleonico, a partire dal 1813 l’Agordino iniziò ad entrare nella sfera d’influenza austriaca, dapprima sotto il diretto controllo e successivamente nell’ambito del Regno Lombardo-Veneto concepito dal Cancelliere Klemens von Metternich e sancito dal Congresso di Vienna del 1815. L’Agordino non si sottrasse ovviamente ai moti del 1848, partecipando attivamente nella rivolta anti-austriaca assieme alla Val di Zoldo ed al Cadore, proclamando addirittura un governo provvisorio e presidiando le vie di comunicazione alla Muda e sul Passo Duran per oltre 50 giorni; la tragica caduta della Val di Zoldo e del Cadore, schiacciate pesantemente anche data la prossimità dell’Austria, costrinse però gli Agordini ad arrendersi. L’8 Giugno 1848 Agordo fu rioccupata dalle truppe austriache e restò sotto il loro controllo fino all’Unità d’Italia.

Unità d’Italia, Guerre Mondiali, Repubblica Italiana [1866-oggi]

Con l’avvento dell’Unità d’Italia (1861) e con la liberazione del Veneto dall’occupazione auistriaca (1870), l’Agordino passò al Regno d’Italia, senza ovviamente i Comuni di Livinallongo e di Colle Santa Lucia. Allo scoppio della Grande Guerra (1914 per l’Austria, 1915 per il Regno d’Italia), si instaurò proprio in Agordino uno dei fronti più sanguinosi del Primo Conflitto Mondiale; le zone dell’Alto Agordino, trovandosi proprio sul tragitto della famosa Linea Gialla, dovettero far fronte a tre anni di terribile guerra di posizione, combattuta anche in quota ed in condizioni inumane. Il simbolo di questo periodo è senza alun dubbio il Col di Lana, il rilievo che sovrasta la Pieve di Livinallongo. Con la fine della Grande Guerra si ebbe l’ultima grande trasformazione dell’assetto geo-politico dell’Agordino: il passaggio di Livinallongo e Colle dal Tirolo alla Provincia di Belluno (1923). Da allora i confini attuali non sono stati più stati toccati. Nella Seconda Guerra Mondiale, l’Agordino si distinse per la presenza di numerose brigate partigiane ed ebbe un ruolo attivo e di primo piano nella liberazione dal regime nazi-fascista, pagandone un tributo di sangue notevole: il 20 Agosto 1944 le divisioni altoatesine “Bozen” delle SS hitleriane distrussero i villaggi di Gares e Caviola, uccidendo 44 persone e lasciandone molte senza casa; è la famosa Strage della Valle del Biois. Nell’ottobre dello stesso anno, anche Voltago fu colpita duramente dai nazisti. Dopo la Liberazione, Agordo e l’Agordino entrarono nella fase attuale della Repubblica Italiana.

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